Rayman Origins

Con il ritorno di Rayman e Globox, ritorno anche io a recensire un videogioco, cosa che di solito mi guardo bene dal fare. Insomma, solitamente recensisco videogiochi solo quando sono particolarmente legati al mio interesse (l’ultimo di cui ho parlato è “Ghostbusters – The Videogame” più di un anno fa…). In questo caso, le ragioni che mi spingono a parlarvi di tale titolo sono due: una, Rayman è stato il mio PRIMO gioco elettronico, del quale mi sono subito innamorato, un’altra è che attendevo l’uscita di questo capitolo dal marzo 2010, quando uscì il primo trailer, al quale seguirono numerosissimi rinvii & affini.

Finalmente, la Ubisoft ha tolto di mezzo quei dannati conigli per far tornare il suo eroe senza braccia e gambe: non che, all’inizio, non siano piaciuti anche a me, quei coniglietti da torturare, ma dopo il quarto capitolo mi sono un po’ rotto le scatole. Come “ritorno alle origini”, questo titolo è proprio meritevole, ma nelle sue poche aggiunte si denota una certa fiacchezza, ed i difetti vanno pari passo con i pregi:

1) Gioco interamente (ed egregiamente) disegnato a mano: dai personaggi ai nemici, fino ai fantastici e suggestivi fondali: in questo caso, però si finisce quasi per perdersi durante il gioco proprio per questa aggiunta maniacale di particolari nei paesaggi e, proprio quasi per far risaltare questi ultimi, i personaggi risultano piccoli e piuttosto difficili da distinguere nelle folli corse di alcuni livelli.

2) Avventura intrigante, ma storia quasi inesistente. Non che io sia uno di quelli che vuole una storia particolare dietro ad un videogame, ma qui viene accennata una trama di fondo due volte in croce, e gli obiettivi finiscono per essere poco chiari, insomma, non ti rendi conto di cosa stai facendo e perchè. Ma nel delirio generale (in senso positivo) di Rayman Origins, tra corse a perdifiato e livelli che toccano vertici di avventurosità notevoli, poco importa, alla fine.

3) In alcuni momenti, frustrante. Mentre uno si vorrebbe  godere, che ne so, i deliziosi colori e gli sfondi, o un po’ di tranquillità del gioco, i livelli ti trascinano in corse a ostacoli rocambolesche in cui il minimo errore di precisione può farti ripartire daccapo.

4) Difetti nel multiplayer: inspiegabilmente, la visuale segue principalmente il personaggio più indietro, lasciando poco campo di vista a chi è più avanti.

5) Longevità (o come cavolo si dice) moooooooolto scarsa.

Insomma, problemi più tecnici che, in generale, dell’opera.

Consigliato a chi ha voglia di un (bel) po’ di azione!

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